Piatti freddi: dal pic nic al centro estivo ecco le ricette per ogni occasione

Volete scoprire le nostre ricette facili e veloci per avere un lunch box sempre perfetto da portare in ufficio, a scuola, all’università, ad un pic nic, da mandare con i bambini al centro estivo (per maggiori informazioni visita il sito giardinodeidemar.it )o per una gita fuori porta? Ecco qualche proposta.

Insalata estiva con tonno e uova: accontenta tutti i palati

Si tratta di un piatto fresco e piacevole che conquisterà tutti con i suoi sapori. Per prepararla lessate 2 uova e, a parte, bollite anche 2 patate e 200 grammi di fagiolini. Fate freddare il tutto. Nel frattempo, condite qualche foglia di lattuga con 2 pomodori maturi tagliati a spicchi, aggiungete una scatola di tonno sgocciolato, 2 cucchiai di olive taggiasche e qualche foglia di basilico tritato.

A questo punto aggiungete i fagiolini e le patate a tocchetti. In ultimo inserite le uova sode tagliate a fette e condite con olio di oliva, sale, pepe e aceto a piacere.

Frittata di verdure al forno: colorata e saporita

Colorata e leggera, questa frittata, sarà un piacere per gli occhi e per il palato.  Iniziate la preparazione ungendo d’olio una pirofila da forno. In una terrina rompete 6 uova e sbattetele con due cucchiai di latte, un cucchiaio di parmigiano ed un pizzico di sale. Aggiungete al composto qualche fettina di peperone grigliato, una manciata di funghi champignons trifolati, 4 cimette di cavolfiore lesso e una zucchina ripassata. Amalgamate con cura e cuocete in forno per circa 20 minuti a 190°. Fate intiepidire la vostra frittata prima di gustarla o, ancora gustatela anche da fredda!

Polpette di zucchine e formaggio: un’idea per i più piccoli

Chi non ama le polpette? Dalle classiche di macinato a quelle di pane raffermo sino ad arrivare alle polpette di verdure, questo piatto mette tutti d’accordo. Per realizzare questa variante con zucchine e formaggio iniziate grattugiando 4 zucchine. Aggiungetevi un pizzico di sale e lasciatele riposare per 15 minuti in modo che perdano l’acqua di vegetazione in eccesso; quindi strizzatele e aggiungetevi due cucchiai di parmigiano, 5 cucchiai di pangrattato e del pepe nero a piacere.

Con le mani unte formate delle polpette piatte e sistematele su una placca da forno coperta con carta antiaderente. Non aggiungete altro sale in cottura ma, eventualmente, salatele ulteriormente se ce n’è bisogno dopo averle assaggiate. Irroratele con dell’olio extravergine d’oliva e fatele cuocere a 200° per 20-25 minuti circa rigirandole a metà cottura.

I piatti tipici della Cucina Emiliana: scopri le ricette più gustose!       

La cucina emiliana rappresenta una delle cucine più complesse d’Italia proprio perché annovera al proprio interno diverse tradizioni locali anche molto diverse tra loro (il risultato di quasi otto secoli di autonomia delle città emiliane). La cucina emiliana è una cucina molto saporita e condita.

Se state ancora cercando dei ristoranti per San Valentino potrebbe essere una buona idea per una cena gustosa e ricca, sicuramente non resterete a stomaco vuoto.

Il primo la fa da padrone nelle ricette dell'Emilia!

Il piatto più importante per la cucina emiliana è il primo. Come non citare le tagliatelle (la farina viene smorzata con le uova senza acqua): si condiscono con il ragù alla bolognese a base di carne e pomodoro o con prosciutto soffritto nel burro. Una variante sono le tagliatelle verdi, nel cui impasto entra la bietola o lo spinacio.

Le ricette dei tortellini

Bandiera della cucina bolognese, i tortellini appartengono alla famiglia delle sfoglie ripiene di ingredienti più o meno nobili. La tradizione vuole che vengano serviti in brodo di carne, consumati anche con panna o ragù. Fra le altre paste ripiene vanno citati i tortelli di magro che si contraddistinguono per la forma e per l'inserimento nel ripieno di prodotti di salumeria; da non dimenticare poi l'erbazzone reggiano, torta salata con spinaci e verdure condita con parmigiano-reggiano.

Altri primi della regione Emiliana

  • passatelli in brodo
  • i balanzoni
  • gramigna alla salsiccia
  • pasta e fagioli
  • pisarei e fasö
  • garganelli
  • risotto alla parmigiana
  • i calzagatti
  • le lasagne alla Bolognese
  • La crema di zucca con i funghi porcini di Borgotaro

Contorni dell'Emilia Romagna

Per quel che riguarda i contorni e i secondi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Le ricette che provengono dalla tradizione della cucina emiliana sono davvero molte. La cotoletta alla bolognese per esempio risulta una variante ricca della cotoletta alla milanese ; la fesa di vitello è un esempio di Grande Cuisine tradotta in petroniano mentre lo stracotto di manzo, condito di spezie, ha antenati molto importanti che provengono un po’ da ogni parte della penisola. Diffuso lungo il Po è il consumo dell'anguilla.

Possiamo poi citare:

  • Il gran fritto alla bolognese
  • il bollito misto bolognese accompagnato da salse tipiche
  • gli straccetti
  • le scaloppe all'aceto balsamico
  • l'arrosto di cappone
  • cotechino
  • zampone
  • cappello del prete
  • le zucchine ed altre verdure ripiene dell'Appennino Piacentino
  • il polpettone
  • polpette in umido con i piselli
  • carni quali la faraona o il piccione
  • arrosti di maialino nel latte

Una ricetta interessante, se condita in particolare con l'aceto balsamico tipico di alcune zone della regione emiliana, è l'anatra all'arancia: vediamo come prepararla; in realtà questo piatto ha origine nella cucina toscana di Firenze.

Chiamato "paparo alla melarancia", questa pietanza venne esportata in Francia da Caterina de Medici quando andò in sposa a Enrico II di Francia. Una volta preparata l'anatra all'arancia, si consiglia di decorare il piatto da portata con delle fettine e degli spicchi d'arancia. Il contorno più adatto a questa portata invece è una purea di patate o delle patate al forno unite a della verdura, oltre all'aceto di cui sopra.

Ingredienti per 6 persone

1 anatra di 1,8 kg circa senza interiora; 4 arance; 1 limone; 50 gr di zucchero; 3 cucchiai d'aceto di vino rosso; 1/2 dl di vino rosso; 1 cucchiaino colmo di fecola di mais o di patate, sale, pepe.

Preparazione

Salare e pepare l'anatra all'interno e all'esterno; metterla in una pirofila e cuocerla nel forno preriscaldato a 220° per 1 ora. Se dovesse scurire troppo, abbassare la temperatura a 190°; durante la cottura, irrorarla spesso con il suo grasso. Con l'aiuto di un pelapatate, munirsi della scorza di due arance, da dividere in striscioline sottilissime; scottarle poi per 1 minuto in acqua bollente. Pelare due arance e tagliarle a fette; spremere il limone e le altre due arance e successivamente raccogliere i succhi e l'aceto in una ciotola, unendovi le scorzette.

Togliere l'anatra dalla pirofila e inclinarla in modo tale da eliminare il grasso fuso, contenente al suo interno. Successivamente sgrassare il suo sugo e versarlo in un pentolino, da portare a ebollizione; mescolare con il vino e abbassare la fiamma al minimo. Inserire lo zucchero in un altro pentolino, assieme a 2 gocce di succo di limone, e lasciare caramellare a fuoco medio; riunire i due liquidi in una pentola e unirvi le fette d' arancia. Lasciate bollire per 1 minuto, e unire poi la fecola diluita con un cucchiaio di acqua. Disporre l'anatra su un piatto di portata caldo e distribuire intorno scorzette e fettine d'arancia. Servire la salsa ben calda a parte.

Che sia colorato o meno del sale dobbiamo sempre limitare i quantitativi!

Il sale rosa è oggi forse quello più conosciuto e esaltato per le presunte qualità organolettiche e nutrizionali che però sono ben poca cosa rispetto ai danni che l’eccesso di sale, molto frequente, porta all’organismo

Anche l’altro giorno si è ripetuta un abitudine ormai molto consolidata e diffusa, una delle tante devianze che nel campo alimentare si registrano in questi ultimi decenni in cui il cibo è divenuto spesso solo una questione puramente commerciale aliena alle verità scientifiche oggettive.

Visitavo la bellissima località di Massa Marittima in Toscana e all’ora di pranzo abbiamo cercato un ristorante tipico, in realtà uno dei pochi ancora aperti perché in questo periodo da quanto raccontato dalla titolare i locali sono generalmente a riposo essendo una stagione bassa.

Mangiato discretamente e onnipresente portato in tavola ecco comparire nel suo macinino, di buona fattura devo dire, il sale rosa da aggiungere ai piatti portati in tavola per chi ne sente necessità.

Un sale che viene continuamente spacciato per essere quasi miracoloso riconoscendogli virtù parzialmente interessanti ma ingrandite ad arte fino all’esagerazione spudorata

Anche perché la prima cosa da dire è che si tratta in sostanza di sale, semplicemente sale con tutti i pro (pochi) e i contro (tantissimi) che questa sostanza ha nel momento in cui viene consumata in eccesso.

Cosa che avviene con alta frequenza senza che ci sia una grande consapevolezza dei danni che l’eccesso di sale porta all’organismo e non solo per quanto riguarda il tema più dibattuto, la pressione alta.

Notizia recente frutto di una ricerca approfondita racconta dei danni notevoli che il suo eccesso porta alle ossa arrivando in pratica a disgregarle e frantumarle con costante progressione fino a quanto la sua dose non viene diminuita e regolata in maniera ottimale.

Tornando al fascino del sale rosa la sua fama è senza dubbio dovuta al colore particolare che seduce quasi tutti, come del resto molti altri sali che vanno dal grigio, al rosso, al nero, al blu come se il colore di per se sia una garanzia di qualità o salubrità.

Il sale rosa arriva in realtà non dai monti alti dell’Himalaya, ma più prosaicamente da una gigantesca miniera che si trova in Pakistan tra le città di Lahore e Islamabad.

Un area estremamente vasta e ricca di elementi storici e mitici con riferimenti religiosi di vario tipo e conosciuta dall’albore dei tempi per quanto solo da poco ha avuto in occidente una rilevanza ampia.

Una produzione di sale in realtà a livello industriale che poco ha a che fare con una raccolta a mano di altri tempi come spesso viene vantata.

La sua origine è estremamente antica e nel tempo questo sale ha acquisito molti degli elementi naturali presenti nel contesto geografico della sua formazione assorbendo determinati sali minerali come il ferro dal cui ossido prende buona parte del colore rosa.

L’insieme di questi sali e altri elementi ne ha fatto una sorta di alimento superiore, ma in realtà queste sostanze sono presenti in una quantità molto bassa e praticamente ininfluente se paragonata ai danni notevoli che l’eccesso di sale comunque comporta.

Praticamente si rischia di consumare allegramente più sale solo perché convinti che quel particolare tipo sia più benefico e meno problematico di altri pagandolo allo stesso tempo una cifra molto più alta del normale sale che se di origine integrale ha più o meno le stesse virtù vantate per quello rosa!

In conclusione possiamo dire che è vero che questi sali colorati e di origine magari esotica hanno delle prerogative in più, ma sono contributi decisamente minimali rispetto alla sostanza in se che se ben gestita è vitale per la salute, ma è il suo eccesso che rappresenta oggi un grosso problema per il benessere dell’organismo e il colore nulla può contro questa nefasta tendenza!!!

Fonte: Che sia colorato o meno del sale dobbiamo sempre limitare i quantitativi!

 

Come essiccare e conservare l’origano

Tra le spezie che rendono così saporita la cucina mediterranea, l’origano occupa un ruolo di primo piano essendo utilizzato per la preparazione di diversi piatti, dal semplice e saporitissimo pane condito solo con olio e origano, alle insalate, ai piatti a base di carne, fino ad un gran numero di contorni. In genere lo acquistiamo già pronto negli scaffali del supermercato, ma l’origano può essere facilmente coltivato ed essiccato anche in casa, procedendo con la semina nel periodo primaverile e raccogliendo poi i rametti tra giugno e agosto, quando questi avranno raggiunto una lunghezza di 40-50 cm. Profumatissimo è poi l’origano selvatico, che cresce soprattutto in montagna fino a 1000-1200 metri d’altitudine, nei luoghi maggiormente esposti al sole. Basterà raccoglierlo nelle belle giornate estive e poi essiccarlo seguendo i consigli che vi proponiamo in questa guida.

Una volta raccolto l’origano, lavatelo, asciugatelo e fatene alcuni mazzetti utilizzando dello spago o degli elastici. La raccolta, come detto, va fatta nel periodo estivo, durante la fioritura, quando la piantina effonde al massimo il proprio gradevole e delizioso aroma. I mazzetti così ottenuti vanno poi messi ciascuno in una bustina di carta o di plastica, per evitare di disperdere le foglioline che seccando si staccano dallo stelo. Appendiamo quindi i mazzetti all’ingiù in un luogo asciutto e areato, badando a non esporli direttamente ai raggi del sole, che potrebbero bruciare ed annerire le delicate piantine disperdendo tutto il loro profumo e rendendole così inutilizzabili. Il tempo di essiccazione varia molto in funzione delle condizioni atmosferiche e del luogo ove abbiamo messo ad essiccare i rametti. In genere dovrebbero bastare 6-7 giorni, ma per accertarci che le piantine siano effettivamente pronte non dovremo far altro che vedere se le foglioline si sbriciolano tra le nostre dita.

Quando l’origano è perfettamente secco, non ci resta che tritarlo e conservarlo in barattoli di vetro. Sleghiamo dunque i rametti e disponiamoli sulla bustina di carta che li conteneva. Con il matterello ripassiamo quindi alcune volte sopra di essi per staccare i fiori e le foglie dagli steli. Nel fare questa operazione eliminiamo i rametti più robusti e continuiamo a passare il matterello finché non avremo sminuzzato quanto basta il nostro origano. La spezia è ora pronta per essere conservata in vasetti di vetro, e ci tornerà utile nel corso di tutto l’anno per insaporire le nostre pietanze col suo straordinario aroma, che tanto ricorda il sole e l’estate trascorsa!